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Bio

1921-1991

1921 

L’infanzia 

Nasce a Udine il 27 febbraio 1921 da Giuseppina del Toso e Antonio, pittore decoratore. Conseguito la licenza elementare nel 1932, abbandona la scuola e viene assunto come garzone vetrinista in una cooperativa alimentare. Grazie all'incontro con il nipote di Raimondo D’Aronco avrà la possibilità di frequentare la biblioteca dell'architetto Udinese e ricominciare a studiare e coltivare interessi artistici. Riformato alla visita di leva, D'Olivo rimane estraneo al conflitto bellico fino all’armistizio. Arrestato dai nazisti, perché sospettato di avere amicizie nella resistenza, rischia la fucilazione; si salva fuggendo dal treno che lo porta in Germania.

 

    

1939-1942  

La formazione tra scienza ed arte

Ripresi gli studi dal 1936, consegue da privatista sia la licenza media nel 1939, a 18 anni, sia nel 1942 il diploma al liceo. A Venezia frequenta Giuseppe Cesetti, pittore e docente dell'Accademia di Belle Arti, che influenzerà tutta la sua attività di pittore. Nel frattempo si iscrive alla facoltà di architettura di Venezia, compagno di corso di Gianni Avon, Bruno Morassutti, Edoardo Gellner, Angelo Masieri.

Frequenta di rado gli studi universitari anche in ragione del conflitto e tra i docenti veneziani, il solo Carlo Minelli, insegnante di scienze delle costruzioni incide nella formazione scolastica. Si forma coltivando l’arte e gli studi scientifici insieme. Contemporaneamente infatti, segue anche le lezioni di fisica l'università di Padova, e conosce il fisico matematico Giorgio Salvini.

 

 

1947-1952  

Gli esordi e “l’albero matematico”

Appena laureato inizia una breve collaborazione con Gianni Avon che alterna con alcuni impegni presso lo studio di Provino Valle. Dal 1947 al 1949 è assunto dall'impresa edile Rizzani di Udine, come calcolatore dei cementi armati. Nel 1949, assieme Adelsi Bulfoni e Edoardo Belgrado, ex compagni di facoltà neo laureati, costituisce lo studio DBB.

Nel 1950 inizia i lavori per la realizzazione del Villaggio del Fanciullo a Villa Opicina di Trieste, che lo pone nel 1952 all'attenzione della critica nazionale, sull’uso del cemento armato a vista.

Nei padiglioni della tipografia creerà una particolare forma di struttura, un“albero matematico”, realizzato in cemento armato precompresso, di cui l’architetto friulano fu fra i primi in Italia ad impiegare. Nello stesso anno, tramite il pittore Cesetti, incontra a Milano Leonardo Sinisgalli, il poeta ingergnere, allievo di Guido Castelnuovo, di Tullio Levi Montalcini ed Enrico Fermi, direttore creativo di Olivetti, con cui instaura un fecondo rapporto intellettuale. E al quale alcuni anni più tardi costruì una casa a Lignano Pineta.

A dicembre del 1952 si scioglie definitivamente lo studio DBB. D’Olivo si trasferisce a Trieste, mentre Belgrado e Bulfoni in Brasile. Quest'ultimo rientrerà in Italia dopo pochi mesi e ricostituirà il sodalizio con D’Olivo.

Sono gli anni della sua fortuna critica: Bruno Zevi lo definirà il Frank Lloyd Wright italiano. Lo stesso Leonardo Sinisgalli, vede in D’Olivo, l’architetto che riesce a unire la cultura umanistica a quella tecnologica della “civiltà delle macchine”. Entrambi condividono la passione per la matematica, per le arti e la poesia, nell’idea di ricomporre il dissidio ormai secolare tra scienza e arte.

Sempre nel 1952, in occasione di una visita organizzata al quartiere QT8 A Milano, Sinisgalli e D'Olivo si incontrano con Le Corbusier.

 

1952-57  

La “chiocciola" della nuova Lignano

Nella Pasqua del 1952 viene deciso di sviluppare la zona di Lignano Pineta, con un concorso ad inviti, per la realizzazione di un campeggio. D’Olivo, invitato da Anzil, uno dei soci fondatori. L’architetto propone una sua idea: un progetto urbanistico per lo sviluppo di un centro balneare che includeva anche il campeggio, posizionato più a nord. Nell’autunno del 1952, Marcello D’Olivo, viene scelto, per sviluppare questo progetto “rivoluzionario” e unico nel panorama dell’urbanistica. Un tracciato stradale a “chiocciola”: una spirale euclidea a crescita costante che aspira a inserirsi in perfetta armonia nel paesaggio naturale alla grande scala per creare una nuova città. I lavori iniziano il 5 giugno 1953. 

La natura” ‒ diceva Marcello D’Olivo ‒ “è dominata da curve.“Ogni curva” ‒ diceva ‒ “raccoglie in sé una potente formula matematica dettata dalla natura”. Per Marcello D’Olivo era indifferente affrontare il progetto di un edificio o di una città, entrambi dovevano essere di forme curve, e sempre riconducibili a formule matematiche.

La prima costruzione di Lignano Pineta, dopo il tracciamento delle strade, è la lunga costruzione sinusoidale leggermente curva, detta il “treno”, di circa seicento metri, che dal centro della spirale arriva al mare, dove sono raccolti i servizi del nuovo centro balneare. 

Nel palinsesto promozionale della nascente città balneare, Ernest Hemingway, arriva a Lignano Pineta come “testimonial”, per una visita ufficiale, al quale lo stesso architetto D'Olivo partecipa. Nell'occasione allo scrittore americano viene donato dalla Società Lignano Pineta un appezzamento di terreno. 

Nel 1954 gli viene esteso l’incarico per armonizzare l’intervento dell’intero territorio comunale: da questo nasce il disegno zoomorfo, che ricorda la forma di un grande cetaceo, del quale la spirale ne diventa una piccola parte.

Nel corso del 1954 vengono costruiti oltre al treno, il dancing il Fungo, poi demolito, e alcune residenze, tra cui le ville Mainardis e Sinisgalli. 

Nello stesso anno si sposa con Paola Badiluzzi al Villaggio del Fanciullo e dall'unione nel 1959 nasce Antonio. 

Nel 1955 progetta la città satellite di Canberra e quella a Roma. Per seguire quest'ultimo progetto, si trasferisce con alcuni collaboratori nella periferia romana. Nel 1956 partecipa, pur non avendo i requisiti richiesti, al concorso per la colonia Olivetti di Brusson. 

Con la villa Spezzotti, conclusa nel 1957, si esaurisce l'esperienza lignanese di Marcello D’Olivo. Disse, soltanto un anno dopo: "Verrà un giorno che riuscirò a fare un corpo, una città completa, dove tutto sarà espresso, manifestato”.

 

1957-1959  

Medio Oriente e la grande opportunità 

Nel 1957 elabora, per conto dell'industriale Franco Marinotti, uno studio per la valorizzazione dell'area archeologica di Aquileia, mentre con l'impresa Ursella di Buia, con cui collabora stabilmente dal 1950, avvia degli studi per case prefabbricate modulari. Contemporaneamente inizia a ricercare in Italia, ma soprattutto all'estero, nuove opportunità. Partecipa al concorso per il Fermi Memorial di Chicago presentando il progetto per una torre alta 1 miglio, un evidente omaggio / confronto con Wright.

Nel 1957, partecipa e vince il concorso per il restauro della cupola della moschea Sakhra el Musciarafa a Gerusalemme. In questo lavoro ha l’occasione di esprimere tutta la propria abilità di strutturista ed avviare rapporti professionali con il Medio Oriente.

Nei due anni successivi è impegnato nei progetti alla città universitaria di Ryad e nella realizzazione dell’ospedale Mouasher ad Amman in Giordania, il progetto della città delle arti a Dakar.

 

 

1959-1963 

Manacore una nuova occasione

Tra il 1959 ed il 1963 impegnato nella realizzazione del piano per il villaggio di Manacore del Gargano. Nel 1962 apre uno studio anche a Milano, in relazione ai progetti e alla collaborazione avviata con la Knoll International per Manacore. 

Nel progetto di Manacore, D’Olivo ha la possibilità di essere l'unico progettista dell'insediamento turistico, e l’occasione per offrire un progetto che va dalla scala urbanistica a quella edilizia. Definisce parte dell'impianto viario, alcune case tipo, l'edificio del pronto ristoro e l'hotel Gusmay. Quest’ultimo gli consentirà di vincere il premio IN/ARC nel1966. Qui tutto è pensato per lasciare la macchina e abbandonarsi alla Natura. 

Tra il 1962 e il 1963 progetta assieme a Ludovico Quaroni un centro turistico a Lido di Classe di Ravenna. Qui affrontano il tema dei grandi edifici semicircolari, già proposto per San Giuliano a Mestre nel 1959 e che forniranno la base di riferimento per gli studi delle città ecologiche di Marcello D’Olivo degli anni settanta. Tra il 1960 e il 1964 realizza il complesso Zipser a Grado, che si collega alle architetture di Le Corbusier. Un progetto a Lignano Riviera “Lignano Sud” del 1963 dove si riapre il confronto con il Piano di Luigi Piccinato.

 

1965-1975 

L'Africa e il settimo principio

E’ in Africa che Marcello D’Olivo sperimenta il concetto di analogia tra la città e l’albero. Nel 1965 lascia Udine e lo studio di Milano, per trasferirsi a Roma dove costituisce una società con l'impresa Salini Costruzioni. Nel 1966 si stabilizza a Roma, dove risiederà per 18 anni. Da qui si sposta in continuazione tra l'Europa, l'Africa, il Medio Oriente.

Nel 1965 ha i contatti e formula i primi schizzi per la capitale del Gabon, Libreville, che realizzerà il cui incarico ufficiale gli verrà confermato solo due anni più tardi. 

Nel 1969 iniziano i lavori di realizzazione della strada di collegamento, una superstrada urbana denominata alla "Band Jaune" completata nel 1971.

La città inizialmente era costituita da un piccolo villaggio. La nuova Libreville di D’Olivo si svilupperà lungo trenta chilometri di foresta tropicale vergine.

Un progetto urbanistico dove avrà modo di sperimentare la sua visione di città. Potrà infatti occuparsi contemporaneamente del piano urbanistico, di opere di ingegneria e realizzazioni architettoniche. Qui, in diretta analogia con l’albero, le strade principali rappresentano il tronco, quelle secondarie i rami e le foglie le case che andavano ad integrarsi nella natura. In questo caso le strade “distribuivano “ il flusso veicolare , in totale rispetto verso la natura. Una volta realizzate le strade D’Olivo si trova impegnato nelle varie realizzazioni di edifici pubblici: la Peyre (1969-71), un centro per spettacoli e congressi, il centro sportivo con lo stadio, scuole, ferrovie, ponti, centri residenziali. 

A Libreville, aprirà una succursale dello studio.

Tra il 1965 e il 1975 progetterà e realizzerà anche edifici in Congo, Camerun, Sierra Leone, Togo, Zaire, Algeria e Libia.

Nel 1972, al seguito della sua esperienza e sensibilità, preoccupato della indifferenza verso gli “squilibri” che l’uomo opera sulla Natura, decide di scrivere e pubblicare un testo teorico: Discorso per un'altra Architettura, dove teorizza la sua visione dell’architettura e dell’urbanistica, in rapporto alla tecnologia, accompagnando il testo con un catalogo delle sue opere. Un’opera preziosa di contenuti e spunti. Qui attraverso i suoi riferimenti alla cibernetica, teorizzerà il “settimo Principio”: quello di azione e retro azione, e che oggi definiamo “sostenibilità”. Contemporaneamente organizza una personale a palazzo Costanzi a Trieste: “La città di Libreville e l'opera di Marcello D’Olivo”. 

Nel 1978 e nel 1982 partecipa alla Biennale di Venezia. Frequenta Giulio Carlo Argan e la sua compagna Palma Bucarelli, per la quale progetterà una villa. Argan nel 1972 scriverà per il suo libro una prefazione.

A partire dal 1978 iniziano anche gli studi per le città orizzontali circolari: la città “ciambella”, la città ecologica a “Gradiente”, gli studi per un nuovo insediamento tra Milano e Torino, denominato “MITO”.

 

1979-1982 

In Medio Oriente per il grande dittatore

I progetti sono ormai tanti a cui si sommano una quantità di opere che portano lo studio romano a ingrandirsi. Nella sua carriera si conteranno più di quattrocento progetti e grandi opere realizzate, tra l’Africa ed il Medio Oriente. 

Nel 1979 riceve da Saddam Hussein l'incarico di realizzare il monumento al milite ignoto a Baghdad, concluso nel 1982. Un edificio faraonico, che riassume tutta la capacità di invenzione strutturale e formale di D’Olivo.

Un edificio di 250 metri di diametro di oltre 30.000 mq coperti, nello Zwara Park di Bagdad, con una cupola priva di tamburo, a forma conchiglia, con oltre trenta metri di sbalzo, che nel 1983 gli valse il premio Cecm (Covention Européenne de la Costruction Métallique).

 

 

1984-1991

Gli ultimi anni a Udine

Tra il 1984 del 1985 collabora stabilmente con l'impresa edile Techno System di Cremona. Nel 1986 ha in programma di trasferirsi negli Stati Uniti, dove organizza una personale al Design Center di Los Angeles. Conclusa la mostra rientra però a Udine dove apre uno studio. Dal 1989 al 1991 instaura una collaborazione con la società di prefabbricati Altan di Pordenone e realizza tra il 1986 e il 1991 un complesso scolastico a Gorizia e un compreso residenziale a San Michele al Tagliamento. 

Gli ultimi anni, Marcello D’Olivo, prosegue la sua “denuncia” sugli “squilibri” che l’uomo opera sulla Natura, attraverso due grandi opere pittoriche e testamentarie: “La macchina che annichilisce la Natura” e “Cernobyl”, una moderna Guernica sul tema del disastro ambientale che l’uomo può causare e rimasta incompiuta.

 

1991 

Colpito da infarto, muore a settant’anni a Udine il 24 agosto 1991.